Se la tappa ha vissuto il solito trionfo di Pogačar, la corsa non può però essere ridotta alla sua vittoria, poiché è stata vissuta fin dal primo chilometro in una tensione costante tra la fuga e il gruppo, proseguita fino agli ultimi chilometri. In ogni momento della giornata si può cogliere un valore simbolico: tra apollineo e dionisiaco, tra yin e yang, tra la tensione caotica e quella ordinatrice, in un dualismo classico del ciclismo, fra chi cerca di sorprendere e chi vuole mantenere l'ordine, fra il diluvio e il sole. Questa sfida fra chi scappa e chi controlla, fra chi fugge e chi insegue, è la classica metafora della vita, dove a volte, per un imprevisto, si rimane indietro, come accaduto ad Arensman con la foratura, oppure si rischia perfino di sbagliare strada per un attimo, come Carapaz in una semplice curva affrontata con troppa decisione, proprio come succede quando si rischia per ottenere qualcosa. La Visma che tira il gruppo degli inseguitori dei fuggitivi, provando a vincere la tappa con Jorgenson e, allo stesso tempo, costringendo la UAE a spendere energie per chiudere. Ma non c'è soltanto questa tensione fra forze contrapposte, perché al centro vi è sempre, come forza unificatrice, la volontà di potenza: quella di chi cerca di autosuperarsi, di chi vuole battere tutti i record della storia, oppure di chi, attraverso l'ingegno, tenta di ottenere qualcosa. Ognuno, nel proprio piccolo, è animato da questa volontà, che però in Tadej Pogačar sembra raggiungere il proprio apogeo. Da giornate come oggi si può intuire il fascino del ciclismo, il suo significato più profondo, perché non mette semplicemente in scena la vittoria del più forte, ma il continuo confronto della volontà con il limite. Quando questa volontà sembra non conoscere più ostacoli, allora assume le sembianze di Tadej Pogačar, che anno dopo anno sta ridefinendo misure, valori e modi di vivere il ciclismo; se ciò rappresenti un progresso, una trasformazione o una perdita, è un giudizio che appartiene alla sensibilità di ciascuno.
Articolo scritto da Cristian Bortoli
