La prima tappa di un Grande Giro, specie quando parte da terra straniera, dovrebbe mostrare al paese ospitante la bellezza e l’adrenalina di una gara ciclistica: esattamente quello che non è successo oggi. È così che Paul Magnier vince la prima tappa del Giro 2026, dopo 3h 21’ 08” caratterizzati da noia e maltempo. Da segnalare la brutta caduta avvenuta nell’ultimo chilometro che ha permesso solo a una decina di uomini in testa al plotone di giocarsi la frazione.
Gli arrivi in volata a ranghi compatti, da che mondo e mondo, sono una delle tipologie di corse ciclistiche più noiose. Oggi il copione è stato quello previsto già da mesi e che difficilmente può aver avvicinato alle due ruote i fan occasionali bulgari che oggi hanno potuto vedere il Giro nel loro paese. È così che abbiamo potuto assistere a un copione trito e ritrito oltre che estremamente prevedibile: fuga della prima ora senza alcuna possibilità di riuscita di due corridori appartenenti a due team professional (Diego Sevilla della Polti e Manuele Tarozzi della Bardiani), chilometri su chilometri di pianura scanditi da due GPM di 4° categoria, utili solo ad assegnare la maglia verde di leader della classifica degli scalatori (se li aggiudica entrambi Sevilla), da uno sprint intermedio (conquistato da Tarozzi) e dall’ancora più inutile chilometro Red Bull (che assegna secondi d’abbuono ma che in realtà è solo una trovata pubblicitaria) vinto sempre da Tarozzi, battendo il compagno di fuga. Una volta ripresi i due fuggitivi, sono iniziati i preparativi per la volata di gruppo, che però è stata condizionata da una brutta caduta (tipologia di sinistri sempre più frequenti in queste situazioni) quando mancava meno di un chilometro al traguardo: a questo punto solo la testa del plotone, quantificabile in una decina di ciclisti, ha potuto giocarsi la tappa e la prima maglia rosa. Ad avere la meglio è stato Paul Magnier, alla prima vittoria in carriera in un Grande Giro, battendo per un soffio il danese Lund Andresen e l’inglese Vernon. Delude Jonathan Milan, solo 4°: da uno sprinter del suo lignaggio ci si aspettava di più.
A completare la top 10 di giornata, nell’ordine, l’estone Madis Mikhels, Giovanni Lonardi, Pascal Ackermann, Tord Gudmestad, Max Walscheid e Dries Van Gestel. La classifica generale è leggermente diversa: Magnier e Andresen sono sempre primo e secondo, ma Tarozzi, Sevilla e Morgado, in virtù dello sprint intermedio e del chilometro Red Bull, sono rispettivamente in 3°, 5° e 6° posizione. A completare le prime 10 piazze ci sono Vernon (4°), Milan (7°), Mikhels (8°), Lonardi (9°) e Ackermann (10°).
A questo punto però un ragionamento è doveroso farlo: perché, a differenza di Tour e Vuelta, al Giro di quest’anno tutte e tre le tappe iniziali in terra straniera sono disegnate con tracciati non solo inutili ai fini della classifica finale della corsa, ma anche poco spettacolari? Non sarebbe stato meglio aggiungere nel primo weekend della Corsa rosa una breve cronometro, per far sì che ci fosse già una prima battaglia tra gli uomini di classifica, e uno/due tappe movimentate e aperte a più scenari, non solo alla volata di gruppo?
ORDINE DI ARRIVO TAPPA 1
1 Paul Magnier 03:21:08
2 Tobias Lund Andresen
3 Ethan Vernon
4 Jonathan Milan
5 Madis Mikhels
6 Giovanni Lonardi
7 Pascal Ackermann
8 Tord Gudmestad
9 Max Walscheid
10 Dries Van Gestel
CLASSIFICA GENERALE DOPO TAPPA 1
1 Paul Magnier 03:20:58
2 Tobias Lund Andresen 00:04
3 Manuele Tarozzi
4 Ethan Vernon 00:06
5 Diego Pablo Sevilla
6 Antonio Morgado 00:08
7 Jonathan Milan 00:10
8 Madis Mikhels
9 Giovanni Lonardi
10 Pascal Ackermann
Articolisra Cesae Fabrizi
Photo La Presse
