Si è conclusa anche l’ultima classica monumento prima dei grandi giri e ha lasciato sicuramente qualcosa da commentare: dall’elettrizzante inizio non visto dalle telecamere, a una parte centrale di controllo, fino a un finale interessante con due corridori fuori misura e un gruppetto dietro a giocarsi il terzo posto. C’è sicuramente spazio per un’analisi approfondita e, come quasi di consueto, le pagelle sono suddivise fra cinque top, tre flop e due menzioni particolari.
________________________________________
TOP:
Tadej Pogačar 10: il risultato è quello previsto, quello che ormai non è quotato alla Liegi, ossia la sua vittoria in solitaria. Ma la corsa non è andata in modo lineare come preventivato, almeno nella prima parte: un errore tattico costringe il team dello sloveno a un lavoro intenso. Tuttavia, tutti oggi lo portano alla perfezione nel punto cruciale, dove stacca tutti sulla Redoute tranne Seixas; ma sulla Roche-aux-Faucons c’è poco da fare: si invola verso la quarta Liegi, la terza consecutiva, a una sola dal record di Merckx. Le statistiche sono ormai note, la sua forza è assodata, nulla appare nuovo: l’unico cambiamento può arrivare dagli avversari. Intanto lui spinge il limite sempre più in là, il suo potere è ormai assoluto, ingloba tutto il resto, dal mare ai muri alle côte fino alle montagne, inghiottendo nelle sue fauci tutto ciò che trova davanti. Ma forse sta per arrivare un nuovo avversario all’orizzonte, resta da vedere se questo duello diventerà reale.
Paul Seixas 10: arrivare secondo dietro a Pogačar a nemmeno 20 anni basta già a giustificare il voto. Se si analizza la gara, si vede che non sbaglia alcun posizionamento: riesce a seguire sulla Redoute il fenomeno sloveno, poi forse collabora fin troppo, ma probabilmente si sentiva alla pari con il campione del mondo. Questo mostra un’enorme autostima, da potenziale fenomeno assoluto, e alla fine questo sforzo può averlo pagato sull’ultima côte di giornata. Il futuro, al momento, è tutto suo: tra progressi e crescita esperienziale diventa ogni giorno più forte. I suoi limiti sono ancora incerti: ci troviamo in alto mare aperto di possibilità, in cui può essere tutto. Se di Pogačar sappiamo più o meno dove può arrivare, sebbene continui a sorprenderci, per il francese invece nulla è scritto: può diventare il secondo mostro del ciclismo. Vicino a Lione, una leggenda narrava della Bestia del Gévaudan: sarà la sua incarnazione ciclistica?
Emiel Verstrynge 9: una crescita graduale per il giovane belga che già nel 2021 si allenava a Livigno; all’epoca sognava di diventare un forte ciclocrossista, ora è diventato una quasi certezza su strada. In una settimana ottiene una duplice top five tra Amstel e Liegi. È ancora under 25, sta crescendo con continuità e ha ancora spazio per migliorarsi e consolidarsi. Non è il fenomeno generazionale, ma si inserisce nel gruppo dei corridori solidi, e in quello spazio potrà togliersi soddisfazioni. Il cognome richiama Vercingetorige: ma, al contrario del comandante gallico, avrà probabilmente meno carisma e più stabilità, meno picchi stellari ma nemmeno bassi catastrofici.
Egan Bernal 8,5: arrivato in Belgio dopo un più che ottimo Tour of the Alps, con aspettative moderate, riesce a ottenere una top five in una classica monumento: evento che non accadeva dal 2019, ormai un’altra era. A livello tattico non sbaglia nulla: si trova nel momento giusto a inizio gara, evita di rincorrere, gestisce e arriva terzo nel gruppetto con un’ottima volata. Il suo talento è stato fermato, ridimensionato, non vedremo mai il potenziale completo. Si pensava di averlo perso quasi del tutto, ma il talento del colombiano, seppur opacizzato, è ancora presente. Una carriera frastagliata come le Ande: vette aguzze che rappresentano i picchi, terreni scoscesi che mostrano le cadute. Ma prima o poi arriva anche la risalita, faticosa, fino a rivedere il panorama. Non sarà la vetta assoluta, ma lascia comunque qualcosa di profondamente significativo, di fatto esistono vari tipi di sublime.
Pello Bilbao 8: ottiene il miglior piazzamento in carriera in una classica monumento, chiudendo sesto, a 36 anni. È il migliore della sua squadra, come spesso accade. Spesso non viene menzionato, ma proprio in queste situazioni è presente: meno viene notato, meglio rende. Nato a Guernica, la sua carriera non può essere rappresentata dal celebre quadro di Picasso perché lui è sempre stato poco rumoroso, ma costante e con ottimi picchi. Poco celebrato, spesso tralasciato, merita uno spazio nell’epopea ciclistica di questo decennio. Uno dei pochi sopravvissuti della classe 1990, quella dei “fenomeni”: allora era uno dei tanti, ora è uno dei pochi. E questa è forse la rappresentazione più fedele della sua carriera.
________________________________________
FLOP:
Romain Grégoire 5,5: sebbene chiuda settimo, le aspettative maturate su di lui nel corso degli anni ne abbassano il voto. Sembrava la nuova stella cristallina francese, al momento è un più che ottimo comprimario: questo gli toglierà sicuramente la pressione di dover essere lui il punto di riferimento, ma la questione può essere letta da due lati. Da un lato, come detto, meno pressione; dall’altro, non è il centro focale dell’attenzione e quindi non avrà nemmeno i riflettori puntati. La prospettiva da adottare dipende soprattutto dal carattere del corridore, e questo non può essere giudicato a priori. La sua gara, in sé, è più che sufficiente, ma meritava uno spazio in relazione alle aspettative.
Lidl-Trek 4: una primavera, per molti aspetti, insufficiente, con più ombre che luci. Questa Liegi mantiene il leitmotiv, con un mesto Skjelmose che chiude solo diciassettesimo, e questo non può bastare. Se l’anno scorso era stata la loro stagione, questa, partita con ben altre aspettative, sta dando ben poco. Alla fine tutto è un percorso: ci sono momenti in cui, con meno, si ottengono grandi risultati, e altri in cui, alzando l’asticella, si fatica inizialmente. È anche da queste fasi che si costruisce una vera squadra solida. Se l’anno scorso la squadra era paragonabile a un gruppo di assaltatori capaci di sorprendere, quest’anno si è cercato di costruire un organico più stabile e continuo, ma questo richiede tempo.
La diretta integrale S.V.: non è valutabile, visto che non c’era, ed è proprio questo il problema. Di norma la diretta integrale non è necessaria per una classica dal copione scritto da mesi, ma qualcosa può sempre accadere: il bello del ciclismo è proprio la sua imprevedibilità. Non è solo prestazione matematica e resa scientifica, ma anche spazio per imprevisti e rotture dello schema.
Tra matematica e poesia si muove il ciclismo, diventando una forma d’arte sportiva. Proprio per questo, nelle classiche monumento la diretta integrale appare necessaria: oggi si è persa la parte più interessante e spettacolare della gara e non è ancora del tutto chiaro come sia nata la fuga di 52 corridori che ha animato più di metà corsa.
________________________________________
Menzioni particolari:
Remco Evenepoel: il suo voto oscilla in un limbo pericoloso: corridore spesso indecifrabile, sospeso tra il fuoriclasse e uno dei tanti, con infinite sfumature intermedie. Oggi si trova nel momento giusto, entra nel gruppo in fuga evitando la caduta che sembra abbia spezzato il gruppo. In quella situazione, però, trovare collaborazione era difficile, e doveva scegliere tra due opzioni: lasciarsi riprendere gradualmente con una UAE che si stava sfiancando, oppure tentare un’azione folle. Sceglie la prima opzione, che alla fine lo porta al terzo posto. Se avesse provato ad attaccare, sarebbe cambiato qualcosa? Domanda senza risposta. L’unica certezza è che alterna momenti da fuoriclasse assoluto a frangenti in cui va in difficoltà, per poi in qualche modo risollevarsi: emblematica la difficoltà sulla Redoute e il successivo terzo posto, ottenuto con una volata quasi imperiale.
I corridori italiani: tra alcune luci e molte ombre. Le note positive sono Scaroni ottavo e Zana decimo, entrambi alla prima top 10 in una classica monumento: risultati che fanno ben sperare in vista del Giro. Situazione diversa per Tiberi, che scompare nei momenti chiave e chiude molto lontano, fuori anche dai primi cinquanta: per lui la Liegi era un obiettivo, visto che non correrà il Giro d’Italia. Prestazione senza infamia e senza lode invece per Ciccone, che arriva con il gruppetto dei piazzamenti. Nel complesso, però, siamo diventati la periferia del ciclismo: a tratti brilliamo, spesso rincorriamo, altre volte resistiamo con risultati discreti. Alcuni lampi, altri momenti tempestosi, con zone di opacità nel mezzo. Dall’impero alla periferia: forse è il momento di tornare al vertice della piramide, e non restare semplici fondamenta solide ma lontane dalla cima.
________________________________________
Commento finale:
Non c’è molto altro da aggiungere: la corsa, pur partita in modo caotico e in parte imprevisto, ha poi seguito un copione ormai noto e prevedibile. Fanno eccezione l’immediata difficoltà di Evenepoel e la resistenza oltre le attese di Seixas, ma alla fine, seppur attraverso un percorso diverso, l’esito è stato quello già scritto.
Articolo di Cristian Bortoli
