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PAGELLONE SQUADRE TOUR DE FRANCE- TERZA PARTE

Tour de France 28/07/2026
PAGELLONE SQUADRE TOUR DE FRANCE- TERZA PARTE

 

In questo articolo si vedranno le squadre che possono essere considerate in una situazione intermedia, che ho denominato limbo, tra il paradiso e l’inferno. Una posizione in bilico, per alcune più vicina al paradiso, per altre più prossima all’abisso.

Pinarello Q36.5 Pro Cycling Team 6: sono al loro primo Tour e ottengono già risultati discreti, tutti legati a Pidcock, capace di chiudere al nono posto in classifica generale, conquistando inoltre due terzi posti e tre top 10. La squadra ha lavorato interamente per il britannico, seguendone la condizione: quando Pidcock stava bene, la squadra era presente; quando invece non era nella giornata giusta, sembrava quasi scomparire. Il suo Tour è stato sinusoidale: partito male, ha raggiunto l’apice tra la fine della prima e la seconda settimana, per poi tornare al punto di partenza nella terza. Per tutti questi motivi il giudizio è sufficiente, sebbene il rendimento della squadra sia dipeso quasi esclusivamente dalla condizione incerta e ondivaga del suo leader, arrivato al Tour dopo un mese di giugno difficile. Il futuro è ancora incerto. Sembra che abbiano capitali importanti da investire su Seixas; forse, nel loro caso, sarebbe più opportuno destinare quelle risorse alla costruzione del contorno, piuttosto che acquistare una nuova stella. È preferibile costruire fondamenta solide che appendere un’opera d’arte a una parete con il rischio di vederla crollare. Saltare le tappe di un progetto può essere molto rischioso: talvolta può anche funzionare, ma aumenta la probabilità di ottenere qualche successo nel breve periodo per poi sprofondare ancora più indietro. Sarà il futuro, però, a dirlo, in base alle scelte che adotteranno. D'altronde, non sempre il calcolo delle probabilità conduce ai risultati previsti, perché nulla, nella vita umana, è completamente deterministico.

NSN Cycling Team 6: un Tour sufficiente, ricco di piazzamenti, ma privo di vittorie. Ottengono due top five, rispettivamente con Frigo e Askey, mentre la loro punta di diamante, Girmay, conquista tre podi di tappa, una top five e una top 10. Non ricevono più della sufficienza perché una vittoria di tappa era l’obiettivo dichiarato alla vigilia. Hanno puntato tutto su Girmay, che però non ha mantenuto pienamente le aspettative, portando a casa numerosi piazzamenti e sfiorando il successo soltanto in un’occasione. La squadra ha cambiato nome, ma è rimasta la tendenza a essere un team composto da buoni corridori che, però, faticano a lavorare davvero insieme. Emblematico è il fatto che non siano riusciti a costruire un treno efficace per lanciare Girmay, costretto spesso a prendere la ruota di altri velocisti. Potrebbero pensare di costruire una squadra interamente dedicata alle sue volate, visto che non hanno più in rosa corridori da grandi corse a tappe, dopo le partenze di Derek Gee e Riccitello. È arrivato il momento di costruire un nuovo futuro: dopo aver cambiato almeno in parte l’anima della squadra, bisogna cambiarla anche materialmente, non soltanto nell’aspetto esteriore, cercando finalmente una direzione univoca.

TotalEnergies 6: rappresentano perfettamente una condizione di limbo. Sono poco appariscenti, raramente protagonisti; poi si guardano i risultati e si scopre che hanno ottenuto sette piazzamenti nei primi dieci e la top 10 finale di Jegat. Per una squadra Professional sono risultati più che discreti, sebbene ottenuti quasi nel totale anonimato. Emblematico, da questo punto di vista, è il distacco di Jegat dal vincitore: ben 33'21". Per fare un confronto, nel 1996 con un distacco simile si arrivava diciannovesimi, nel 2006 diciottesimi e nel 2016 diciassettesimi. Eppure, nonostante questa distanza siderale, rimane una top 10, e il francese si conferma, per il secondo anno consecutivo, uomo da decimo posto al Tour de France, entrando nel ristretto gruppo dei 260 corridori capaci di ottenere almeno due top 10 nella storia della corsa francese. Forse la vera delusione è Turgis, che negli ultimi due anni sembra aver perso competitività, dopo essere stato capace di vincere la tappa di Troyes al Tour 2024. In ogni caso, la parabola della squadra appare evidente osservando anche gli ultimi quattordici anni, nei quali ha conquistato vittorie soltanto in due edizioni. Non è più quella formazione che dava spettacolo, lottava per le vittorie, sognava la maglia gialla e conquistava la maglia bianca. Per loro sembra essere in gioco addirittura la sussistenza. In questo caso posso soltanto augurarmi che una squadra storica, presente in ogni edizione del Tour nel nuovo millennio, non scompaia. Ma se dovesse davvero trasformarsi in un albero secolare ormai prossimo a cadere, per quanto possa dispiacere, si possono comprendere le ragioni per cui, a un certo punto, si è costretti ad abbatterlo.

Lotto Intermarché 6-: sono lievemente insufficienti. Sono una squadra WorldTour con alcuni corridori talentuosi e ottengono un sesto posto con Van Eetvelt, oltre a tre top 10 e due top five con Artz. Su di loro pesa però la spada di Damocle rappresentata dal secondo ritiro, dopo pochi giorni di gara in un grande giro, del loro uomo di punta De Lie. Sembra quasi che sia vittima di una maledizione: se fossi in lui andrei dalla Sibilla Cumana per conoscere qualcosa del suo futuro, o a interrogare un oracolo. Forse sulla squadra è stato lanciato un sortilegio dopo la dichiarazione secondo cui De Lie avrebbe corso soltanto una settimana al Giro per poi ritirarsi per scelta tecnica: da quel momento, infatti, non è più riuscito nemmeno a concludere una settimana di corsa. A parte l'ironia, vedere una squadra capace di vincere 36 tappe al Tour nel nuovo millennio trasformarsi in una formazione qualsiasi, e per un periodo persino retrocessa tra le Professional, suscita inevitabilmente nostalgia. I mezzi sembrano essere tornati, hanno anche buoni motori e si intravede un futuro che non ruoti esclusivamente attorno a De Lie, ma che possa contare anche su altri talenti, aspettando soprattutto Widar. Il rimpianto più grande del loro Tour è probabilmente la tappa in cui Slock è stato ripreso a pochi metri dal traguardo, poiché con scelte tattiche diverse, forse, l'esito sarebbe stato differente. Merita infine una menzione anche Veistroffer, uomo spesso protagonista di lunghe fughe in solitaria.

Cofidis 5,5: squadra vecchia, corridori vecchi, con appena due giovani, uno dei quali salva la spedizione da un voto peggiore: Milan Fretin, capace di ottenere cinque piazzamenti nei primi dieci, di cui due top five. Il voto non è nemmeno così insufficiente perché la loro storia è più o meno sempre questa: raramente hanno sorpreso e, di conseguenza, le aspettative non erano elevate. Basti considerare che nel nuovo millennio hanno sempre partecipato al Tour, ma hanno conquistato appena dieci vittorie di tappa, e negli ultimi diciotto anni soltanto due. Tra le squadre ancora esistenti con almeno tre partecipazioni, hanno la media più bassa di vittorie per partecipazione. In questo caso sono i numeri a rappresentare meglio di qualsiasi altra cosa una crisi che sembra non avere fine, anche perché non si intravede né un vero progetto né qualche corridore pronto a sbocciare, fatta eccezione proprio per Fretin. Va inoltre considerato che la squadra conta ben quattordici corridori over 30. Da questi dati si può intuire come il loro modello sia spesso quello di ingaggiare corridori che non vengono scelti da altre squadre oppure che sono ormai sul viale del tramonto della propria carriera. Ma nel ciclismo non basta essere la nottola di Minerva: per vincere bisogna spesso anticipare i tempi e assumersi dei rischi, bisogna essere, piuttosto, prometeici.

Caja Rural - Seguros RGA 5,5: il loro Tour può essere descritto anche brevemente: un nono posto con Gaviria e la maglia degli scalatori indossata per un giorno da Molenaar. Ci sono stati poi altri due momenti significativi che rappresentano forse ancora meglio la loro corsa rispetto ai risultati appena citati. Il primo è la chiusura di Gaviria da parte di Philipsen contro le transenne, simbolo del fatto che questo, almeno al momento, non è il loro livello. Il secondo è la scelta tattica di Otruba nell'ottava tappa: era in fuga con Slock e, invece di pensare alla vittoria di tappa o a un discreto piazzamento, obiettivo difficilissimo ma non impossibile, ha preferito concentrarsi sui traguardi intermedi. Sull'ultimo GPM ha rilanciato più volte, innervosendo Slock, che poi lo ha staccato con facilità ed è andato vicino al successo di tappa. L'episodio è emblematico della loro inesperienza e impulsività: hanno preferito un bene presente e più facilmente raggiungibile a uno futuro e incerto, finendo però per non ottenere né l'uno né l'altro. In ogni caso si tratta di una squadra Professional alla prima partecipazione al Tour, e questo rende comprensibili molte delle difficoltà incontrate. Più che altro, la loro presenza sembra essere stata favorita soprattutto dal fatto che il Tour partiva dalla Spagna e dall'ingaggio del veterano Gaviria; per il resto, non è semplice comprendere le motivazioni della scelta operata da ASO.

Articolo scritto da Cristian Bortoli