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PAGELLONE SQUADRE TOUR DE FRANCE- QUARTA PARTE

Tour de France 28/07/2026
PAGELLONE SQUADRE TOUR DE FRANCE- QUARTA PARTE

 

In quest’ultimo articolo si vedranno le squadre che possono essere considerate le delusioni, per svariati motivi, del Tour 2026.

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Movistar Team 5: per il team spagnolo è il settimo Tour consecutivo senza vittorie. La squadra ottiene soltanto cinque piazzamenti nei primi dieci, tutti conquistati da Castrillo o da Raúl García Pierna, quest’ultimo capace anche di centrare un terzo posto. Sono anche sfortunati, poiché il loro leader, a causa di una condizione fisica precaria, è costretto fin da subito al ritiro: si tratta di Uijtdebroeks, vincitore in passato del Tour de l’Avenir, ma che da quando è passato professionista ha dovuto convivere con numerosi problemi. Sono chiamati al riscatto nella corsa di casa, la Vuelta, poiché rischiano di chiudere il secondo anno consecutivo senza vittorie in un grande giro: sarebbe un’onta incredibile per una squadra tanto storica e ricca di successi. Tutto ciò mostra come sia necessario migliorarsi continuamente e non sedersi mai su quanto costruito in passato. Il conservatorismo non funziona mai: bisogna mantenere la propria identità, ma al tempo stesso rinnovarsi costantemente, altrimenti si finisce per accumulare polvere e ruggine, difficili da rimuovere. Al momento sembrano smarriti come K. nel il Castello, alla ricerca di una risposta per il proprio futuro. Se al Giro erano stati quantomeno protagonisti, tentando la vittoria di tappa in molteplici modi, qui in Francia si sono limitati a seguire l’onda degli eventi, aspettando quasi l’episodio fortuito che, però, non è mai arrivato.

Tudor Pro Cycling Team 5: il voto è insufficiente perché, alla loro seconda partecipazione al Tour, ottengono soltanto tre top 10 con Pluimers, capace anche di chiudere una tappa al quinto posto. Il problema, però, è soprattutto un altro: hanno puntato su Alaphilippe e Hirschi, i quali, sebbene abbiano provato a lasciare il segno, sono ormai lontanissimi dalla loro versione migliore. Ottengono anche un undicesimo posto finale con Voisard, ma la top 10 è sempre rimasta piuttosto distante, e soltanto per qualche giorno è sembrata un obiettivo realmente raggiungibile, tale da poter far salire il voto quasi fino alla sufficienza. Un undicesimo posto, però, non può bastare. Forse è arrivato il momento di ripensare il progetto e cercare giovani di prospettiva, piuttosto che corridori ormai nella parabola discendente della carriera. Sarebbe un cambio di rotta difficile, ma forse più fruttuoso. Certo, Alaphilippe e Hirschi probabilmente garantivano un ritorno mediatico e commerciale superiore rispetto a un giovane qualsiasi, ma magari investendo le stesse risorse in modo diverso si potrebbero ottenere risultati migliori. La strada dei corridori talentuosi ma ormai superati dal ciclismo contemporaneo non ha dato i frutti sperati: perché non provare quella opposta? La Tudor sembra incarnare quella che Nietzsche chiamava storiografia monumentale: continua ad affidarsi alla grandezza del passato, nella speranza che basti ancora a produrre risultati nel presente.

Netcompany Ineos 4,5: è uno dei team più importanti del gruppo e tornare a casa con zero vittorie rappresenta un risultato profondamente negativo. Nella loro storia è successo soltanto sei volte in diciassette partecipazioni e, nelle altre occasioni, vi erano sempre circostanze particolari: la prima edizione della squadra, il Tour del 2014 segnato dal ritiro di Froome, il 2019 senza successi di tappa ma con la doppietta in classifica generale, il 2021 con il podio di Carapaz e il 2024 con Rodríguez in top 10 e una squadra protagonista in numerose tappe. In questo Tour, invece, oltre al secondo posto nella cronosquadre, rimangono soltanto un quinto posto di Ganna e cinque top 10 complessive. Di fatto, solo la prima tappa è stata interpretata davvero bene. Per il resto resta anche il rammarico per quel quinto posto di Ganna, poichè con una gestione diversa avrebbero forse potuto conquistare almeno il podio di giornata, se non addirittura la vittoria. Una vittoria che avrebbe avuto il valore della pioggia catartica della tragedia, capace di lavare via le ferite di un Tour fin lì fallimentare. Nessuno degli scalatori convince. Godon non entra mai veramente nel vivo della corsa e raccoglie un solo piazzamento nei primi dieci. Inoltre, per loro sfortuna, il percorso non propone cronometro davvero adatte ai loro due specialisti, Tarling e Ganna. A questo si aggiunge l'assenza di Onley, quarto classificato al Tour dello scorso anno, impossibilitato a partecipare dopo un avvicinamento estremamente complicato. Per il futuro hanno cercato di assicurarsi alcuni dei migliori giovani disponibili sul mercato e hanno puntato molto sul giovanissimo Noval, che sembra un autentico campioncino, anche se è ancora troppo presto per esprimere un giudizio definitivo, essendo addirittura minorenne. Gran parte delle speranze di tornare a lottare per la classifica generale sembrano dipendere da lui, in attesa di capire anche se confermeranno August in rosa. Quest’ultimo ha già mostrato qualità interessanti, ma resta da vedere fin dove potrà arrivare. In ogni caso, dal momento che il team ha come team manager una mente brillante come Geraint Thomas, ci sono più di buoni motivi per guardare al futuro con fiducia e aspettarsi scelte razionali.

Groupama - FDJ United 4: sono una delle squadre più storiche del ciclismo francese, militano nel World Tour, corrono in casa e possono contare sul campione nazionale Grégoire, chiamato al riscatto dopo una primavera leggermente al di sotto delle aspettative. Avevano quindi, almeno sulla carta, qualche possibilità di conquistare un piazzamento tra i primi cinque, ma rimangono completamente a secco. Ottengono soltanto sei top 10 sparse lungo il Tour, un risultato decisamente insufficiente. Ad aggravare la situazione c'è il fatto che non vincono una tappa al Tour da sette anni, un'astinenza pesante, soprattutto se si considera che soltanto nel 2022 la loro squadra Under 23 sembrava essere la migliore del panorama internazionale. Eppure, a oggi, non hanno ancora raccolto i frutti di quella generazione, con Lenny Martinez che, dopo appena un paio d'anni, ha persino cambiato squadra. La squadra sembra condannata alla fatica di Sisifo, poiché continua a spingere il proprio masso verso la cima del ciclismo francese, ma ogni volta che sembra vicina al traguardo una nuova generazione la ricaccia indietro. Al momento, nel confronto con la Decathlon, non c'è praticamente partita: quella che un tempo era la miglior squadra francese si ritrova oggi a inseguire da molto lontano una rivale ormai anni luce avanti. Più che sperare in un rallentamento degli altri, dovrebbero concentrarsi sui propri problemi e cercare innanzitutto di cancellare quello zero dalla casella delle vittorie. Sarebbe un record negativo chiudere un intero decennio senza successi al Tour. Hanno ancora tre edizioni per conquistare almeno una tappa, altrimenti gli anni Venti saranno ricordati come il decennio dell'astinenza, dopo che gli anni Dieci erano stati quelli del sogno di Thibaut Pinot, simbolo non solo dei risultati, ma anche dell'identità e della mentalità della squadra.

Team Picnic PostNL 4: sembrano ormai sul viale del tramonto. Sono lontani i tempi gloriosi: basta pensare che dal 2013 al 2020 avevano una media superiore alle due vittorie di tappa per edizione, mentre dal 2021 a oggi hanno vinto una sola volta, nel 2024. Questi dati sono il simbolo di una decadenza ancora più evidente se si considera che, in questo Tour, hanno ottenuto un solo piazzamento nei primi dieci, il quinto posto di Bittner nell'ottava tappa. Qualcuno potrebbe obiettare: magari avranno raccolto numerosi piazzamenti tra i primi quindici? No, soltanto un undicesimo posto, ancora con Bittner. Non sono però soltanto i numeri a mettere in luce questo declino, ma anche il modo in cui hanno interpretato le singole tappe. Più volte è venuto spontaneo chiedersi: ci sono davvero? Stanno correndo? Perché raramente si è vista la loro maglia nelle fasi decisive della corsa. A completare il ritratto di un tramonto ormai avviato, di una luce che lentamente si è affievolita, c'è il loro uomo più esperto, Degenkolb, simbolo più evidente di un talento che il tempo ha ormai consumato e che non riesce più a ottenere nemmeno un discreto piazzamento. È, per molti aspetti, la rappresentazione più fedele del momento che sta attraversando l'intera squadra.

Articolo scritto da Cristian Bortoli