Si è conclusa la prima settimana del Giro d’Italia: nessun giorno è stato tranquillo, c’è molto da commentare. È accaduto qualcosa di previsto, ma anche molti eventi quasi impronosticabili. Per l’occasione ci saranno cinque top e cinque flop.
📈 Top:
UAE Team Emirates – XRG: dopo l’inizio di Giro disastroso, degno di un film horror o di una fallimentare campagna coloniale italiana, ritornano protagonisti conquistando tre tappe come quasi nessuno era stato capace di fare. Di norma un tale dominio avviene grazie a un velocista o a un fenomeno della classifica generale; invece loro, senza nessuna di queste due opzioni, creano una nuova soluzione. La prima vittoria arriva anche per merito di Christen, che tramite il suo attacco permette a Narváez di partire nel momento giusto. La seconda giunge in una tappa senza possibilità di commento alcuno, troppo folle per potere dire qualcosa di sensato, vinta da Arrieta; infine la terza viene confezionata grazie al grande lavoro di Bjerg, che ha lanciato alla perfezione l’assolo di Narváez. Dopo quella seconda tappa sembrava un Giro volto semplicemente a salvarsi, a ottenere qualcosa, magari una vittoria; però nemmeno quando sembra tutto crollare loro riescono a non dominare almeno in un aspetto. Hanno come essenza quella dell’impero, del comando: devono dettare la legge in qualche modo, e gli altri si devono adeguare, volenti o nolenti. VOTO 9,5
Afonso Eulálio: la sua è una settimana da raccontare, piena di momenti: certamente non noiosa e con molto da dire, tanto da lasciare già una lunga traccia nella sua giovane carriera. Tutto inizia con una quinta tappa al limite della follia, poiché sembrava ormai avviato verso la vittoria, ma una caduta e la stanchezza accumulata in una giornata da tragedia lo relegano al secondo posto, regalandogli però la maglia rosa. Da quel momento corre da leader, perde relativamente poco e conclude la settimana ancora in rosa. Il suo team aveva perso il capitano; ora ha la speranza che Eulálio possa chiudere almeno tra i primi dieci. Partito in sordina con aspettative di buoni risultati parziali, ora è lui, almeno per qualche giorno, uno dei protagonisti. Da comprimario sulla scena a protagonista: un personaggio che ha trovato autore. VOTO 9,5
Davide Ballerini: era difficile immaginare anche solo un suo podio; forse poteva arrivare tramite una fuga o in una tappa mista. Invece, a sorpresa, vince una tappa dedicata ai velocisti, che verrà giudicata nello spazio dedicato, poiché qui è giusto concentrarsi sul corridore italiano, che al momento è anche l’unico italiano capace di conquistare una tappa. Ha il merito di non sbagliare la curva e di scegliere la posizione giusta: questo non è soltanto caso, ma anche capacità tecnica. Riesce poi a tenere dietro Stuyven con una volata lunghissima, quasi interminabile. La durata dello sprint è però proporzionale alla gioia di un ciclista che probabilmente pensava che difficilmente avrebbe vinto una tappa in un grande giro. Sembrava avviato verso un lento declino; invece, proprio quando meno lo si può aspettare, arriva la massima gioia, rendendo onore a una più che buona carriera che probabilmente ha toccato con la vittoria di Napoli il suo apice ciclistico. La morale soggiacente è che nel ciclismo nulla è mai determinato: c’è sempre spazio per l’unione di fortuna e volontà. Da sottolineare anche il suo lavoro, seppur senza frutti, nella nona tappa a favore di Diego Ulissi. VOTO 9.
Jonas Vingegaard: non ha demolito il Giro, e la corsa è ancora in vita, sebbene difficilmente, rispetto alla vigilia, ci si possa aspettare un esito diverso dalla sua vittoria. Nel primo arrivo in salita trova un Pellizzari che cerca di tenerlo e lo porta al limite. Lo scalatore italiano eccede troppo, ma anche il danese, per staccarlo, ha dovuto compiere un fuorigiri che probabilmente gli ha impedito di esprimere la sua migliore prestazione possibile in rapporto alla condizione. Nella tappa di Corno alle Scale segue l’attacco di Felix Gall e poi, nell’ultimo chilometro, parte e vince anche relativamente facilmente, ma senza infliggere distacchi enormi. È il vincitore annunciato e come tale si sta comportando; tuttavia, almeno per ora, il suo essere di gran lunga il più forte non è ancora manifesto: è latente. Siamo nella fase in cui non si è ancora completamente svelato, ma probabilmente con il passare dei giorni si passerà dalla piccola luce che trapassa gli alberi di un fitto bosco alla luce che illumina una radura, dove non si riesce più nemmeno a guardare il sole senza esserne accecati. VOTO 9.
Felix Gall: relativamente sottovalutato e partito nell’ombra, ora è di diritto il primo degli altri. Il suo obiettivo probabilmente sarà quello di confermarsi tale, riuscendo a salire per la prima volta sul podio di un grande giro. Nella tappa del Blockhaus si gestisce da maestro, mentre in quella di Corno alle Scale è lui il primo a tentare. In entrambe le occasioni arriva comunque secondo. È consapevole dei propri limiti; ormai maturo, sa fin dove può spingersi, e in ciò risiede anche la sua forza. Non sarà il più estetico dei ciclisti, ma è tra quelli più solidi. Non sarà mai mastodontico come la Sagrada Família, ma è certamente un corridore realizzato e compiuto, associabile piuttosto a una casa moderna e funzionale. VOTO 8,5.
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📉 Flop:
La tappa di Napoli: è stata indecente per vari motivi. Il primo non dipende dagli organizzatori, poiché mi riferisco ai due ragazzi che si sono comportati come se non avessero un cervello, e ci si può limitare a questo, sperando che sia stato soltanto un episodio sporadico, una bravata o come lo si voglia definire. È l’unico commento possibile in riferimento a qualcosa di tanto intenzionale quanto insensato, che non ha nulla a che vedere con le proteste, le quali almeno possiedono una motivazione discutibile o condivisibile. Tuttavia non ci si ferma qui. Il Giro ha completamente sbagliato la scelta della volata finale; dietro tale decisione, quella di arrivare con una curva a 180 gradi sul pavé, vi sono sicuramente motivazioni che è meglio tralasciare. Probabilmente non si sono soppesati abbastanza bene vantaggi e svantaggi di tale scelta, oppure sì, ma escludendo di fatto da questa valutazione i corridori: alla fine loro sono mezzi per lo spettacolo e per il guadagno, no? La polemica è volontaria, perché a mio modesto parere al centro non dovremmo esserci noi o gli organizzatori, ma chi rende possibile tutto questo, ossia i ciclisti. Sono loro il cuore, mentre l’organizzatore dovrebbe essere il cervello che fa funzionare la macchina. VOTO 0.
Enric Mas: lo spagnolo è un vero mistero. Alla Vuelta a España è sempre tra i migliori, un autentico regolarista che raramente vive giornate negative; negli ultimi Tour de France, invece, è andato spesso in difficoltà con tappe davvero nefaste. Al Giro ha anche una squadra più che discreta a disposizione, ma qualsiasi gregario è inutile quando il capitano non riesce ad andare forte. La giornata del Blockhaus è paragonabile a una nebbia che ti avvolge e che non ti permette di vedere nemmeno a un metro: in tale situazione provi brividi di freddo e quasi ti senti immobilizzato, proprio come lui quando si è staccato, incapace di salire persino a spinta. Al momento sembra che, fuori dalla sua zona di comfort, dove si sente a casa, diventi piccolo e metaforicamente avverta una nostalgia, un dolore lancinante che lo paralizza. VOTO 3.
L’idea di squadra della Lidl – Trek: una squadra divisa in due non ha quasi mai portato a nulla negli ultimi anni; loro ci provano, ma al momento tale idea è bocciata. Bisogna scegliere: difficilmente esiste un et-et nel ciclismo moderno, deve essere un aut-aut, oppure si rischia di fallire in entrambi gli aspetti. Sul fronte volate Milan rimane sempre solo; su quello della classifica generale Gee sembra non ancora al top, ma sicuramente in crescita. La tappa più emblematica del malfunzionamento di questa idea è però quella di Potenza, dove Ciccone, in maglia rosa, si è messo a tirare per disperazione perché completamente isolato. Da sottolineare come qui non venga giudicata la prestazione, bensì l’idea stessa a monte, che sembrava già abbastanza pretenziosa e che si è rivelata persino peggiore. Probabilmente si può parlare di tracotanza in questo caso: quello che per noi moderni è semplicemente superbia, mentre per gli antichi significava eccedere i propri limiti, anche a causa della fiducia riposta in sé stessi, ed era la massima colpa possibile per un uomo. VOTO 4.
Giulio Pellizzari: è tutta una questione di aspettative. Era considerato, anche secondo validi argomenti, il secondo favorito del Giro. Per qualche chilometro sul Blockhaus sembra davvero così, ma si spinge troppo oltre i propri limiti. Sebbene ciò rappresenti un errore logico, sul piano concreto ed esperienziale non può essere riconosciuto pienamente come tale: se non si prova a misurarsi a ventidue anni, probabilmente non lo si farà mai. Da questa prospettiva ciò che ha fatto è giusto, anche se tatticamente scorretto. Nella tappa di Corno alle Scale entra invece realmente in crisi, ma si difende strenuamente e, considerando la giornata che si prospettava, non perde nemmeno così tanto, rimanendo in corsa per il podio. Tutto dipenderà dal fatto che sia stata soltanto una giornata storta oppure il presagio di una condizione in calo o di problemi più gravi. Questo però si capirà soltanto nelle prossime tappe. In ogni caso rappresenta perfettamente la gioventù: osa, rischia di bruciarsi, ma non demorde. Ai giovani è connaturata l’avventura. VOTO 5.
Egan Bernal: Non si potevano avere aspettative enormi: magari una top ten, qualche azione interessante. D’altronde è stato un campione, sebbene quasi appartenente a un’altra epoca, visto quanto velocemente scorra il tempo nel ciclismo moderno. Per ora però è piuttosto anonimo, sempre a rincorrere. Una settimana iniziata in difficoltà e conclusa nello stesso modo. Non è crollato definitivamente, ha resistito, ma bisognerà vedere cosa accadrà nelle prossime tappe. Si può dire che fin qui sia stato l’opposto di ciò che era prima dell’infortunio: uno dei tanti, una semplice presenza. Da stella a corridore che si confonde con la massa. Probabilmente è difficile da accettare per un vincitore di Giro e Tour. Forse sarebbe meglio provare a puntare alle tappe, poiché almeno in quel caso ci si libera di quella patina di opacità che inevitabilmente emerge quando non si hanno più le capacità per essere tra i più forti della classifica generale. Meglio vincere, o almeno tentare di vincere, una tappa, piuttosto che arrancare per ottenere con fatica un piazzamento qualsiasi in classifica generale. VOTO 5,5.
Articolo scritto da Cristian Bortoli
